giovedì 29 aprile 2010

Social Network


I social network sono la cosa peggiore quando non hai voglia di fare chiacchere inutili...


...sempre le stesse banalità....



... i MDF...


Gli "amici" che ti cercano...

e lasci cadere il discorso....


Menomale che fra poco esco con la mia migliore amica

venerdì 23 aprile 2010

La bellezza nei secoli


La bellezza nei secoli
Esiste un confine fra una cosmesi "buona" e una "cattiva" ?

della dott.ssa Gabriella La Rovere

L'interrogativo nasce con Galeno e accompagna la storia della bellezza e della moda ma anche della medicina
Lo scopo dell'arte del trucco è di procurare una bellezza acquistata, mentre quello della cosmetica, che è parte della medicina, è di conservare nel corpo tutta la sua naturalezza, a cui si accompagna una naturale bellezza ...rendere più bianco il colorito del viso con medicamenti, o più rosso, o farsi i capelli ricci o rossi oppure neri, o, come fanno le donne, accrescerne a dismisura la lunghezza, queste ed altre simili sono operazioni della perniciosa arte del trucco, non dell'arte medica" Così Galeno, medico greco (131-201 d.C.) segnò i confini tra cosmesi buona, con funzione conservativa della bellezza naturale, e cosmesi cattiva, distinzione che è rimasta per molto tempo. Se le odiose lentiggini deturpano la bellezza del viso e non riescono ad avere efficacia i doni della natura benigna, spalma insieme, sulle guance ruchetta e aceto. Ti farà bene anche la cipolla temperata dal dolce miele, e mescolerai rape crude ed aceto, oppure il vizio del volto sarà eliminato da sangue di lepre. Quinto Sereno "Liber medicinalis" Le macchie del viso si curano con fiele sia di toro che d'asino, da solo, temperato con acqua, evitando di esporsi al sole e vento dopo che la pelle si è distaccata. Plinio "Naturalis Historia". Nei secoli successivi il Cristianesimo condannò le pratiche di bellezza esaltando il pudore. Ogni intervento sul corpo era un doppio peccato: di lussuria e di orgoglio. Per Tertulliano, teologo del III secolo d.C., "Peccano contro di Lui le donne che si opprimono la pelle di unguenti, si tingono le guance di rosso e gli occhi di nero. Ciò che è dato per natura, viene da Dio, ma quello che è artificio, è opera del diavolo". Significativo poi è il grottesco ritratto satirico di una certa Galla fatto da Giovenale: "lei se ne sta in casa ma i suoi capelli sono altrove, la dentiera se l'è tolta per la notte come si toglie un vestito e la sua faccia non dorme con lei: il suo corpo è riposto in cento vasetti"(!). Lo specchio è la porta dell'inferno, strumento diabolico della donna civetta che, secondo Etienne de Bourbon, "aveva sette teste come il drago: una per il giorno, una testa per la notte, una per le feste civili, una per le cerimonie religiose, una per stare in casa, una per uscire, una per gli estranei". Nonostante l'anatema religioso, le donne continuano ad utilizzare i cosmetici. Risalgono al XIII ed al XIV secolo i primi trattati di medicina in cui si codificano i canoni estetici e in cui sono presenti ricette utili per risolvere inestetismi cutanei, quali le macchie e le rughe. Per il Medioevo la bellezza è quella adolescenziale in quanto a 25 anni la donna, appesantita dalle gravidanze, viene considerata "deserto d'amore". L'incarnato riluce del candore di un giglio o della neve, proprio ad avvalorare la sua natura virginale. Per aumentare l'impatto visivo luminoso, le donne si depilano la fronte applicando un miscuglio di solfuro naturale di arsenico e calce viva e per evitare la successiva ricrescita dei capelli utilizzavano un composto a base di sangue di pipistrello o di rana, succo di cicuta o ceneri di cavolo bagnato nell'aceto. I capelli sono tassativamente biondi e vanno lavati con un impasto di cenere, bianco d'uovo e sapone. Molto importante l'acconciatura che utilizzava delle ciocche false, dei cuscinetti di crine, il tutto adornato con fili di perle o d'oro. Successivamente il canone della ninfa medievale cede il passo alla donna vera, dalle forme arrotondate, dagli occhi neri e dal caldo incarnato, così come è raffigurata nel dipinto di Tiziano "Venere allo specchio" (1555 circa). È l'epoca di Caterina dé Medici, regina di Francia, fautrice della bellezza barocca ed ambasciatrice del modello italiano all'estero. Le donne dell'epoca risultano ancora bionde: va di moda il cosiddetto "biondo veneziano" ottenuto con un preparato schiarente messo in posa sui capelli, lasciati asciugare al sole utilizzando un cappello a larghe tese che lasciava scoperta la sommità del capo. L'incarnato è ancora chiaro, ottenuto con l'uso della biacca opaca. La trasparenza del volto è sempre molto importante, espressione di nobiltà e purezza d'animo. La moda scopre il seno rigorosamente incipriato; le mani, anch'esse bianche, indossano ogni notte dei guanti al cui interno si trova un miscuglio schiarente a base di miele, mostarda e mandorle amare. Compaiono i finti nei per coprire lentiggini ed altre discromie cutanee. La loro posizione assume significati diversi: assassino quando è accanto all'occhio, malizioso sulla piega del sorriso, sbarazzino sul labbro superiore, sfrontato sul naso, discreto sul labbro inferiore. Risale a questo periodo la parola maquillage con il significato negativo di barare, truccare. Anche gli uomini non disdegnano l'uso dei belletti e dei profumi. Si dice che Mazarino si truccasse per sembrare più giovane, con grande vantaggio a livello diplomatico. Nel ‘600 la donna elegante esalta ancora il pallore del volto, stemperato da un sottile rossore sulle gote. La parola fard , di derivazione francone, ha il significato di 'tenero". L'abbronzatura è messa al bando e le donne utilizzano dei veli per coprire il decolleté. Fa la sua comparsa il rossetto, a uso esclusivo delle persone di rango e indossato indistintamente sia da uomini che da donne. Però per Giacomo Casanova (1703-1770), che di donne e di bellezza se ne intendeva, "una donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un'accurata toilette". Siamo giunti nel ‘700: va ancora di moda il pallore, solo che trattasi di pallore autentico; la cosmetica barocca lascia il posto al volto naturale che esprime i suoi sentimenti, meglio se emaciato e sofferente. E' l'epoca delle brune, che ingrandiscono lo sguardo con la belladonna o l'atropina. Nasce la fisiognomica, disciplina medica che diagnostica le malattie attraverso i tratti del viso e che deduce il carattere della persona. Per la prima volta la bellezza non soggiace ad un canone ideale: è ancora una bellezza bianca e splendente grazie all'uso delle maschere da notte e dei prodotti esfolianti che cancellano rughe ed efelidi. All'inizio dell'800 la classe borghese si distingue dal proletariato per la pulizia e lo scrupolo d'igiene. L'abitudine di farsi il bagno cresce di pari passo con l'installazione delle stanze destinate alle abluzioni. Ma ci vorrà molto tempo prima che l'igiene diventi una pratica quotidiana; all'epoca si consigliava di lavarsi i capelli ogni 2 mesi, i piedi ogni 8 giorni ed i denti una volta alla settimana (!) "Che cos'è la bellezza ? Una convenzione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in un dato luogo" così pensava Henrik Ibsen (1828-1906), autore di "Casa di bambola" (1879) in cui la protagonista, Nora, preannuncia il movimento femminista: decide di vivere autonomamente nel momento in cui diventa consapevole di non essere, per il marito e per la società che la circonda, che una futile e graziosa bambola. E per l'epoca, la bellezza ideale è caratterizzata dalla sobrietà. Paul Perret sentenzia: "La borghese non si trucca, si dà una sistemata". Il maquillage, che finalmente perde tutti i suoi connotati negativi, utilizza la cipria, il cold-cream ed il mascara. Nel 1863 Charles Baudelaire scrive "Eloge du maquillage", in cui riconduce la bellezza all'idea dell'artificio: "Tutto ciò che è bello è il risultato del ragionamento e del calcolo. Tutto ciò che viene dalla natura è orribile". La mania del ballo che contagia la Parigi dell'epoca, colpisce tutte le donne della classe media, soprattutto le operaie e le donne di facili costumi. Impazzano il cancàn, il Moulin Rouge e le Folies Bergére e ripresi nei dipinti di Toulouse-Lautrec e Degas. All'immagine della bellezza borghese si contrappone quella popolare, sempre molto truccata, con labbra rosse, occhi bistrati e capelli raccolti di premura. "La donna ha diritto all'esercizio quotidiano dei muscoli e dei nervi: ha diritto a far respirare la pelle, all'igiene dei tessuti, alla gioia del corpo nella sua interezza. Solo così diventerà un essere elegante, sano ed equilibrato, e non sarà più la creatura di peccato e voluttà dipinta in secoli di cattolicesimo moraleggiante" H. Beranger (1900). Sono cambiati i tempi: la donna scopre il corpo, fa attività fisica. Finisce l'epoca dei corsetti che modellavano la figura: tutto è demandato alla ginnastica. La donna moderna ha il ventre piatto, il seno piccolo e le spalle muscolose: un corpo androgino che emana ambiguità e che è libero di amare chi vuole. Alla fine degli anni Venti, si scopre il piacere di una pelle femminile abbronzata, non più espressione di appartenenza a una classe sociale inferiore, ma segno di salute e benessere fisico: Coco Chanel istiga le donne ad abbandonare l'ombrello che proteggeva la pelle dai raggi solari, ad eliminare i guanti e ad accorciare le gonne. Come sarà l'immagine femminile nel 3° Millennio? La risposta in un aforisma di Arthur Bloch "La bellezza è soltanto epidermica. La bruttezza arriva fino all'osso"

Se le odiose lentiggini deturpano la bellezza del viso e non riescono ad avere efficacia i doni della natura benigna, spalma insieme, sulle guance ruchetta e aceto. Ti farà bene anche la cipolla temperata dal dolce miele, e mescolerai rape crude ed aceto, oppure il vizio del volto sarà eliminato da sangue di lepre. Quinto Sereno "Liber medicinalis".

Le macchie del viso si curano con fiele sia di toro che d'asino, da solo, temperato con acqua, evitando di esporsi al sole e vento dopo che la pelle si è distaccata. Plinio "Naturalis Historia"

Corsetti


Corsetto, come sceglierlo e perchè
da: ladyraven1982 (E- bay)


Questa guida vuole fornire una sintesi del mondo della corsetteria. Sintetizza come sceglierlo in base a come siete fatte e come preferire un certo tipo di modello ad altri per ragioni di comodità, magari, o estetiche.

Sottolineo che è una SINTESI perchè in questa sede parlare di ogni singolo tipo di corsetto comporterebbe la stesura di un tomo a se' stante, data la storia centenaria di questo capo e le relative modifiche e linee nel tempo. Buona lettura ^^





Chiariamo da subito cosa è un vero corsetto: è una ARMATURA, quindi diffidate dai "corsetti" che si dicono elastici o morbidi.

Il corsetto - come suggerisce anche la parola - è un indumento che costringe, che eleva il busto a elemento più importante del corpo, modificandolo, adattandolo, tenendolo dritto e pianificando eventuali inestetismi, come peraltro evidenziando la zona del seno e delle spalle e i glutei. Un corsetto è quindi cosa assai ardua da definire in quanto ne esistono notevoli varietà, anche se di primo acchitto potrebbero sembrarci tutti uguali.

Per prima cosa si dividono in "tipi", ovvero stringivita, vittoriani e normali, ma in questa sede ci occuperemo solo di corsetteria normale.

Dunque, il corsetto abbiamo detto, deve essere steccato perchè il nostro corpo possa essere sostenuto dall'abito.

Esistono vari tipi di stecce, ma le più conosciute sono principalmente: le stecche a spirale in acciaio (da 1 cm e da 2), le stecche di balena e quelle in plastica. Questo perchè a seconda del tipo di costrizione la stecca deve resistere e non piegarsi oppure dare semplicemente una forma. Quindi le stecche da 2 cm in acciaio saranno indeformabili, quelle in plastica saranno molto deformabili, quelle a spirale tenderanno a deformarsi ma solo con l'usura prolungata. Dunque per prima cosa dobbiamo sapere che tipo di costrizione vorremo e ricordate che non tutte sopportano le stecche, al di la' della taglia del corsetto, quindi fate attenzione sempre al tipo di stecca e diffidate dalle spirali in plastica che si rompono praticamente subito (come anche i "filini in acciaio" che fanno molto "capo cinese"). Diffidate, è roba che oltre ad essere fatta male può provocarvi problemi di postura e anche di circolazione.

Un corsetto è un'arma impropria e allo stesso tempo un delicato congengo.

Una volta scelto il grado di costrizione passiamo al tipo di corsetto (partiamo dal seno): avete un bel seno? non prendete un corsetto che vi sprema come un limone e porti il vostro seno ad altezza mento. Non è bello, non è fine, vi fa male e siete a rischio stupro.. una donna con un bel seno magari anche prosperoso dovrebbe scegliere un corsetto che sostiene il suo seno, non che lo comprima. Ne deriva che un seno prosperoso pretende un corsetto che abbia un taglio morbido e tondeggiante sul seno e che non lo "tagli". Quindi il "sopra" del corsetto non deve essere dritto in orizzontale, ma presentare una scollatura con due coppe più disegnate che reali, ma utili allo scopo ;) Avete poco seno? i corsetti che schiacciano il seno sono l'ideale per voi. Evitate un corsetto che stringe a morte il seno, però, perchè oltre a vedersi di più che avete poco seno, rischiate che mentre alzate le braccia per aprire la portiera "escano fuori" due... hem aureole.. spero si possa dire.. scollatura dritta, niente zona-seno, a voi serve una clessidra, non un abbraccio ;)

Scendiamo di poco e misuriamo il busto. Importante misurare il busto, perchè definisce la misura del seno appropriata. Per scegliere un corsetto quindi, e dare la vostra misura di seno, dovreste fare una media tra il vostro busto ed il vostro seno. Quella è la misura giusta per il vostro corsetto.

Il punto vita. Qui potete sbizzarrirvi. Sappiate però che stringere un punto vita inizialmente si può fare di massimo 2 cm per non avere forti dolori una volta tolto il corsetto. Le costole, infatti, vanno abituate allo sforzo e alla gabbia (VEDI l'articolo delle GUIDE EBAY che ho scritto in proposito acome indossare un corsetto). Normalmente si comincia con corsetti di un paio di cm più piccoli del vostro girovita, affinchè non vi si stanchi subito la gabbia toracica. Se però non avete tutti questi soldi da spendere il consiglio migliore è quello di prendere un corsetto di almeno 5 cm più piccolo del vostro punto vita e tenere larghi i lacci sul retro del corsetto, stringendo gradualmente. ATTENZIONE questa regola dello stringere GRADUALMENTE vale per TUTTI i corsetti NUOVI. Dovete trovare un compromesso con la vostra gabbia, altrimenti vincerà lei e vi stancherete di patire per lei. Gradualmente e con pazienza, stringendo di poco ogni volta che mettete il corsetto per non più di 2 ore.

A questo punto un piccolo salto indietro: un corsetto è diverso dagli altri anche per il tipo di stringatura sul retro o sul fronte. I più famosi sono i corsetti che si allacciano sul retro, mentre di fronte hanno i ganci in acciaio (busk) che serviranno una volta che avrete trovato l'allacciatura posteriore che fa per voi, nel caso viviate da sole e non abbiate una anima pia che vi allaccia il corsetto ogni santo dì. Ne esistono però di allacciati sul fronte o sia davanti che dietro, anche di lato a volte. Più allacciature ci sono in un corsetto più è performabile al vostro corpo senza che si snaturi ne' lui ne' voi. Ragion per cui un corsetto ultrastringato costerà molto di più di uno stringato semplice. Io consiglio la stringatura posteriore a chi vuole mettere in risalto la silouette del bacino, mentre la frontale per chi vuole evidenziare solo il seno ed eventualmente le gambe.

Donne con i fianchi prosperosi NON STRINGETE troppo i vostri corsetti, perchè è vero che otterrete una vita invidiabile alle scheletriche modelle dell'alta moda, ma il resto del corpo assumerà l'aspetto di una clessidra. Ricordate che un corsetto evidenzia moltissimo i glutei e le gambe, quindi se avete il seno piccolo e il sedere grosso non stringete troppo ne il petto ne la vita, ma ovviate al problema fondoschiena con una gonna corta elarga, una "petticoat" per capirci.

Dunque siamo arrivati ai fianchi. Qui i corsetti, a seconda del taglio, finiscono in modo diverso l'uno dall'altro. Ininfluente lo stile col quale finiscono, importante è la misura. Non prendete mai una misura inferiore ai 2 cm per i fianchi. Non sono così modellabili come la nostra gabbia toracica e potreste risentirne, perchè le stecche "sfogherebbero" la loro pressione sul basso ventre.

Infine alcuni avvertimenti: diffidate da chi vende corsetti con taglie come "s, m, l" senza darvi esattamente i cm o i pollici di grandezza per ogni taglia. Se proprio non poteste farne a meno lo standard è 1 misura in meno di quella che portate giornalmente. Se siete abbondanti di peso uniformemente non prendete corsetti con stecche a spirale, cercate di acquistare corsetti con almeno 12 stecche. Se dovessero risultare troppo costrittive farete sempre in tempo a farne togliere 6, ma aggiungerne non si può.

Attenzione ai tessuti, un corsetto in PVC e un corsetto in Satin non si comporteranno allo stesso modo dopo giorni di usura. questo perchè il pvc è elastico e assorbendo il sudore del nostro corpo si allargherà nei punti di maggiore sforzo, mentre il satin che è traspirante non ne risentirà. Per i corsetti fetish in pvc, latex o vinile consiglio sempre di spolverarli prima con un po' di borotalco, e inoltre di acquistare sempre corsetti con più di 6 stecche in acciaio. Il pvc non soporta le spirali, che dopo poco logorano il tessuto ed escono fuori.. poi vi voglio vedere a cercare di riparare il pvc... fate prima a comperarne uno buono..

Ultima postilla: non è vero che un corsetto per essere eccellente deve costare prezzi proibitivi. Un corsetto ORTOPEDICO, magari (vedi la mia guida su come indossare un corsetto ortopedico), ma un corsetto normale ha un prezzo che si attesta attorno ai 70-100 euro. Questo perchè sono misure standard. Il corsetto ortopedico, però, costruito sul corpo di una persona, necessita di un lavoro sartoriale e alla fine il lavoro sarà si perfetto, ma non cedibile. Diffidate da chi vi vende corsetti ortopedici "a stock" .

giovedì 22 aprile 2010

Momento del bimbominkia



Sto Ascoltando questa canzone...
che malinconia...
Mi fa venire in mente quando avevo 14 anni e mi perdevo a fare un sacco di progetti con un immaginario fidanzato e mi immaginavo più o meno cose come quelle che ci sono nel video...

lunedì 19 aprile 2010

E io che pensavo male...

EHEHE...
Mi sbagliavo!
Zack, Gian, Andre ed io siamo giunti alla piacevole conclusione di poter lavorare ANCHE senza tastiera!!!
Sabato, dopo aver pensato a tutte le alternative possibili (compresa quella di sciogliere i Nattlys) abbiamo provato a suonare senza tastiera... con l'aiuto di guitar pro abbiamo capito che con l'aggiunta di una seconda chitarra potremo continuare a suonare.
Dopo questo abbiamo cominciato a creare il testo per il pezzo "Ooopseth" (eh si, sono strani i titoli che da il bassista ai suoi pezzi!) e ci siamo divertiti un sacco.
Sono contenta , anche perchè abbiamo provato testo e musica e il lavoro non è venuto male.
Io devo ancora lavorare sulla voce, anche se i ragazzi della band ed i miei amici hanno molta fiducia sulle mie capacità vocali.
Una cosa che mi inorgoglisce un sacco è avere la voce adatta per il Gothic vero, il gothic delle origini!!! Dato che il gothic è il mio genere preferito, la cosa mi fa piacere, mi esalta quasi!!! Sto cominciando inoltre a non odiare cosi tanto la mia tonalità da contralto. Dopotutto ci son troppe soprano, io DEVO FARE LA DIFFERENZA nel panorama metal attuale!!!
Poi questo sole, questo bel calduccio, i fiori, oltre che mettermi di buon umore, mi fanno sperare che tutto vada bene.
Ora, non dico che dovremmo diventare famosi come i Nightwish, però dai, se si riuscisse a combinare qualcosa di buono non mi dispiacerebbe affatto!!!

sabato 17 aprile 2010

Nattlys News


Ma possibile che debbano esserci sempre dei PROBLEMI?
Finalmente credevo che coi Nattlys fossimo a posto, e invece no!
Paolo il tastierista, ci ha comunicato che non potrà portare avanti l'impegno con noi a causa dell'incremento (nel giro di una settimana -_-') delle sue attività scoltastiche/musicali.
Eccoci quindi di nuovo da capo. A meno che la MM - la tastierista che avevamo contattato all'inizio) non dia disponibilità per grazia divina, dobbiamo cercare un tastierista... Mi sa che non ne troveremo uno come Paolo.
La prima volta che abbiamo provato assieme ci ha suonato, senza spartito la toccata e fuga in re minore di Bach...impressionante. Ha dimostrato di avere un'eccellente capacità di improvvisazione, nonchè di condividere con noi la passione per Angelo Branduardi.
Andrea, Gian ed io pensiamo che la sua "dipartita" sia opera dei suoi genitori che l'hanno dissuaso dal collaborare con noi dopo averci conosciuti di persona.
Che palle. Gian, il batterista, mi sembra perplesso, speriamo che non cambi idea e non se ne vada pure lui...
Si, che Zack, il bassista, da polistrumentista qual'è, potrebbe mettersi alla tastiera e potremmo sostituirlo al basso con qualcun'altro, dato che in provincia di Alessandria, i bassisti fioccano...
il problema è che Zack non vuole stare alla tastiera... e qui ci sono pochi, pochissimi tastieristi.
Uffa. Uffa. Uffa.
Tra l'altro oggi proviamo...
vorrei sapere COSA, dato che i nostri pezzi sono interamente basati sulla tastiera!

uffi